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	<title>Cattaruzza Millosevich</title>
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	<title>Cattaruzza Millosevich</title>
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		<title>A nostra immagine &#8211; Scultura in terracotta del Rinascimento da Donatello a Riccio</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2020 15:21:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gallerie del Palazzo Vescovile &#8211; Museo Diocesano di Padova 15 febbraio – 2 giugno 2020 La mostra è l’ultimo tassello dell’iniziativa “Mi sta a cuore”, volta al recupero di tre sculture in terracotta del Rinascimento. Le opere esposte sono capolavori, oggetto, da secoli, di ammirazione e devozione. Allestimento: La scultura sacra, nel suo contesto, è [&#8230;]]]></description>
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<p class="responsive-video-wrap clr"><iframe title="A NOSTRA IMMAGINE" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/_kTxPLGKBzI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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<p>Gallerie del Palazzo Vescovile &#8211; Museo Diocesano di Padova</p>



<p>15 febbraio – 2 giugno 2020</p>



<p>La mostra è l’ultimo tassello dell’iniziativa “Mi sta a cuore”, volta al recupero di tre sculture in terracotta del Rinascimento.</p>



<p>Le opere esposte sono capolavori, oggetto, da secoli, di ammirazione e devozione.</p>



<p>Allestimento:</p>



<p>La scultura sacra, nel suo contesto, è oggetto d’arte e di culto, con una sua individualità: la Madonna sull’altare, o sul capitello lungo la strada, non è accostata ad altre immagini simili.</p>



<p>In mostra, invece, c’è il ripetersi, quasi ossessivo, di Madonne piangenti, addolorate o con il Bambino e ancora il Cristo, deposto, compianto, distrutto più e più volte dalla morte, nel ripetersi delle sculture.</p>



<p>L’allestimento cerca di conciliare due condizioni opposte: mostrare le opere nella loro individualità e dare l’opportunità di confrontare, accostare per tema o per autore, attraverso scorci e prospettive.</p>



<p>La condizione temporanea ed eccezionale della mostra, genera nuovi significati.</p>



<p>Il tema si manifesta già dal titolo: la citazione della Genesi accosta l’atto creativo di Dio che plasma l’uomo, impastando la terra, a quello dell’artista, che modella l’argilla.</p>



<p>La fragilità dell’uomo è quella della terracotta.</p>



<p>I frammenti caduti al suolo, sono parti di una deposizione distrutta dai bombardamenti e rappresentano la morte, se possibile, con più forza, rispetto all’opera stessa, evocata nella sua interezza perduta, dalla foto esposta accanto.</p>



<p>Il restauro, documentato in mostra, prende un significato universale: il prendersi cura, rigenera ciò che ci sta a cuore.</p>



<p>Sono esposte opere dei maggiori artisti che hanno lavorato a Padova dalla seconda metà del Quattrocento: Donatello (con un’opera proveniente dal Louvre) ed i suoi allievi, De Fondulis, Andrea Riccio, Bartolomeo Bellano ed altri.</p>



<p>Curatori della mostra sono Andrea Nante e Carlo Cavalli.</p>
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		<title>Venezia: musica nello Squero!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2017 10:48:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[cattaruzza millosevich]]></category>
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					<description><![CDATA[Venezia: musica nello Squero! Periodico in edizione multimediale Un’antica officina per le imbarcazioni trasformata in una concert hall dallo studio Cattaruzza Millosevich per la Fondazione Giorgio Cini sull’isola di San Giorgio Maggiore. Inaugurazione il 26 aprile — VENEZIA. La Fondazione Giorgio Cini trova finalmente uno spazio appositamente pensato per l’esecuzione musicale: lo Squero, il suggestivo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="sq_blog_preview_title">Venezia: musica nello Squero! Periodico in edizione multimediale</div>
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<div>
<h6>Un’antica officina per le imbarcazioni trasformata in una concert hall dallo studio Cattaruzza Millosevich per la Fondazione Giorgio Cini sull’isola di San Giorgio Maggiore. Inaugurazione il 26 aprile</h6>
<p class="">—</p>
<p class="">VENEZIA. La Fondazione Giorgio Cini trova finalmente uno <strong>spazio appositamente pensato per l’esecuzione musicale</strong>: lo Squero, il suggestivo auditorium dell’isola di San Giorgio Maggiore. L’antica officina per la riparazione d’imbarcazioni a remi è stata restaurata con contributi pubblici e privati del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche del Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, dalla Fondazione Virginio Bruni Tedeschi e dalla Fondazione Enzo Hruby (per un totale di <strong>1,5 milioni</strong>) attraverso la progettazione di un sistema di sicurezza integrato. Il nuovo spazio per la musica sarà inaugurato il 26 aprile in occasione del primo dei sei concerti “a bordo d’acqua” (organizzati in collaborazione con il Quartetto di Venezia e l’associazione Asolo Musica) che prevedono l’esecuzione integrale de <em>I quartetti per archi di Ludwig van Beethoven</em> (23 aprile, 21 maggio, 25 giugno, 17 settembre, 22 ottobre, 19 novembre 2016).</p>
</div>
<p class="">—</p>
<p class="">La costruzione dello Squero risale a<strong> metà Ottocento</strong> e s’ispira alla grande architettura veneziana, riprendendo il modello dell’<strong>Arsenale</strong> di cui recupera disegno, materiali e schema funzionale. L’edificio ha registrato una serie di <strong>restauri negli anni cinquanta</strong> del secolo scorso, mentre ora è stato possibile recuperarne integralmente la spazialità. L’intervento, ad opera dello studio veneziano <strong>Cattaruzza e Millosevich architetti associati</strong> (già autori del progetto degli interni dell’ex Convitto e della messa in sicurezza della piscina di San Giorgio Maggiore), continua il confronto con la singolarità genetica di Venezia. Una sfida ardua che pare estromettere le possibilità dell’architettura contemporanea e che solo di rado registra episodi degni di nota (tra i casi più recenti, va ricordato l’intervento di <strong>Tadao Ando</strong> alla <strong>Punta della Dogana</strong> per la Fondazione Pinault).</p>
<p class="">Il recupero dello Squero s’inserisce in quest’ottica di <strong>conservazione e innovazione</strong> ai fini di una valorizzazione reciproca: <strong>reversibilità</strong> e <strong>riconoscibiltà</strong> del nuovo intervento sono i principi fondativi della trasformazione, dove tutte le nuove parti si accostano allo Squero storico nel rispetto della struttura originaria e nella sottolineatura delle potenzialità paesaggistiche. In tal senso, la parete vetrata verso l’esterno garantisce uno straordinario sfondamento sulla laguna, aprendo la vista verso i Giardini della Biennale e l’isola del Lido e recuperando il legame con l’acqua laddove lo scivolo permetteva l’ammaraggio delle imbarcazioni. Dati anche i vincoli di tutela del complesso, il nuovo elegante volume s’inserisce entro il perimetro dell’edificio secondo il principio della “scatola nella scatola”, rispettando la fisionomia del fabbricato storico e giocando sull’affascinante ambiguità del rapporto interno-esterno.</p>
<p class="">L’<strong>auditorium</strong> è uno spazio capace di<strong> 200 posti</strong> a sedere: alla sala (260 mq), caratterizzata da una fascia perimetrale che contiene il passaggio degli impianti, integrati e nascosti alla vista, si aggiungono locali di servizio (50 mq) e un soppalco destinato a locali tecnici (30 mq). Tutti i materiali – come il compensato marino per il rivestimento delle pareti – si contraddistinguono per la durabilità, mentre l’insieme delle componenti installate risponde ad una complessiva facilità di gestione.</p>
<p class="">Con quest’opera prosegue la politica edilizia della Fondazione Giorgio Cini volta al recupero e al cambio di destinazione d’uso di strutture già esistenti sull’isola, senza stravolgerne il loro valore patrimoniale, come avvenuto per la realizzazione del <a href="http://www.cini.it/centro-branca" target="_blank">Centro Vittore Branca</a> su progetto di Ugo Camerino nel 2010.</p>
<p class=""><em>Tutte le foto sono di Matteo De Fina</em></p>
<h3><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone wp-image-118307 size-full" src="http://cm-architetti.it/wp-content/uploads/2017/01/Per_approfondire.png" sizes="(max-width: 655px) 100vw, 655px" srcset="http://cm-architetti.it/wp-content/uploads/2017/01/Per_approfondire.png 655w, http://ilgiornaledellarchitettura.com/wp-content/uploads/2015/11/Per_approfondire-300x21.png 300w, http://ilgiornaledellarchitettura.com/wp-content/uploads/2015/11/Per_approfondire-640x45.png 640w, http://ilgiornaledellarchitettura.com/wp-content/uploads/2015/11/Per_approfondire-470x32.png 470w, http://ilgiornaledellarchitettura.com/wp-content/uploads/2015/11/Per_approfondire-325x22.png 325w, http://ilgiornaledellarchitettura.com/wp-content/uploads/2015/11/Per_approfondire-600x41.png 600w" alt="Per_approfondire" width="655" height="45" /></h3>
<p class=""><strong>I crediti del progetto</strong></p>
<p class=""><span lang="it-IT" xml:lang="it-IT"><b>Committente:</b></span> <a href="http://www.cini.it/" target="_blank">Fondazione Giorgio Cini onlus</a> <strong>Progetto</strong>: Arch. Fabrizio Cattaruzza (Studio Cattaruzza e Millosevich) <strong>Strutture</strong>: Ing. Enzo Magris <strong>Impianti</strong>: Studio Tecnico Associato Multimpianti <strong>Esecuzione:</strong> Impresa SIRCO srl (opere edili) – Dumasca (carpenterie) – FIEL (impianti) – Umbra Control (imp. sicurezza) e altri soggetti (vetreria, falegname) <strong>Finanziatori:</strong> Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche del Veneto -Trentino Alto Adige – Friuli Venezia Giulia, Fondazione Bruni Tedeschi, Fondazione Giorgio Cini<strong> Cronologia:</strong> cantiere 2012-2016</p>
<p class=""><strong>I progettisti</strong></p>
<p class="">Lo studio <a href="http://www.cm-architetti.it/index.html" target="_blank">Cattarruza Millosevich Architetti Associati</a> è stato fondato 2011 ma la collaborazione tra i soci, <strong>Fabrizio Cattaruzza</strong> (1960) e <strong>Francesco Millosevich</strong> (1965), entrambi laureatisi alla Università IUAV di Venezia, è quasi ventennale. L’attività nel settore museale conta numerosi allestimenti di mostre temporanee, tra le quali vanno ricordate quelle ospitate presso la Fondazione Cini a partire dal 2000. Sempre per la Fondazione Cini, tra i progetti edilizi si evidenziano il restauro dell’ex Convitto IPSIAM (segnalato alla terza edizione del Premio nazionale di architettura In/Arch – ANCE) e la predisposizione museografica dello spazio espositivo chiamato “Stanze del vetro” (con Selldorf Architects di New York). Lo studio si occupa anche di edilizia residenziale, arredamento e progettazione di spazi pubblici. Tra le collaborazioni con altri studi e professionisti, spiccano quelle con il maestro Luigi Pizzi e con Paolo Portoghesi, Michele De Lucchi, lo studio di ingegneria Favero &amp; Milan e lo storico dell’arte Giuseppe Pavanello, oltre al citato studio di Annabelle Selldorf.</p>
<p class=""><strong>I dettagli costruttivi</strong></p>
<p class=""><strong>Strutture:</strong> l’intero involucro è progettato all’interno dell’edificio storico e poggia su cinque travi reticolari in rovere sopra le quali è stata costruita una struttura in acciaio che comprende parte del solaio del pavimento e le strutture delle pareti. Il solaio è completato da travi di larice di sezione 14×16 cm ad interasse di circa 50 cm e tavolato (spessore 3 cm) avvitato superiormente. Il solaio del soppalco è invece in lamiera grecata, seguito da una posa di strato di materiale fonoimpedente in resina di poliuretano ignifuga ad alta densità e da due pannelli incrociati di MDF (spessore 15 mm), con rivestimento finale in linoleum.</p>
<p class=""><strong>Tamponamenti esterni:</strong> pannelli di compensato marino (spessore 20 mm) rivestono lastre di <em>Aquapanel</em> (spessore 12 mm), fissate ad apposita struttura in acciaio zincato, a sua volta ancorata alla struttura portante in acciaio della parete.</p>
<p class=""><strong>Tamponamenti interni:</strong> seconda struttura di sostegno con un pannello di compensato (spessore 20 mm), rivestito da una lastra di cartongesso.</p>
<p class=""><strong>Vetrata:</strong> composta da cristalli extrachiari agganciati su telai nascosti nel pavimento e nella parte superiore delle pareti. I vetri sono tra loro accostati e sigillati senza l’utilizzo di telai verticali.</p>
<p class=""><strong>Serramenti:</strong> realizzati con profili tipo “ferrofinestra” scelti per la leggerezza e per l’assonanza con i serramenti metallici degli anni cinquanta. I lucernari apribili sono motorizzati con doppio motore elettrico e il profilo è sempre del tipo “ferrofinestra” zincato e verniciato. I serramenti interni sono porte a battente, cieche, laccate bianche, del tipo a filo muro a tutta altezza. Sono presenti anche due porte scorrevoli per separare lo spazio destinato a guardaroba dall’ingresso.</p>
<p class=""><strong>Accessibilità:</strong> il nuovo Squero è privo di barriere architettoniche e totalmente accessibile.</p>
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<h3 class="upperfont">about the author: <a title="Articoli scritti da: Cristina Giurleo" href="http://ilgiornaledellarchitettura.com/web/author/cristina-giurleo/" target="_blank" rel="author">Cristina Giurleo</a></h3>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="photo" src="http://cm-architetti.it/wp-content/uploads/2017/01/2125.thumbnail.jpg" alt="Cristina Giurleo" width="80" height="80" /></p>
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		<title>Nuovo sito online</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2016 14:45:50 +0000</pubDate>
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